AITeP è l'associazione italiana dei tecnici della prevenzione, il sito http://fornerislab.unipv.it/aitep/ è il portale dell'associazione dei tecnici della prevenzione. AITeP è l'associazione italiana dei tecnici della prevenzione, il sito http://fornerislab.unipv.it/aitep/ è il portale dell'associazione dei tecnici della prevenzione. 5 X 1000 Associazione Edoardo Marcangeli Fermiamo tutte le Guerre 
Benvenuto, Visitatore - Registra un Nuovo Utente - Ho perso i miei dati
Username: Password:  

Il terremoto amico- di Samanta Di Persio Il terremoto amico

Pubblicato il: 14.04.2009 in AITeP News
Tags: (Nessun tag associato)

Condividi:

Segnala la notizia su Facebook

Invia A Twitter

dalla nostra amica Samanta Di Persio - ricorderete il suo libro-inchiesta sulle "morti bianche" ecco una cronaca in prima persona della tremenda vicenda del terremoto dell'Abruzzo. aritoclo pubblicato sul sito di Articolo 21: http://www.articolo21.info/8318/notizia/il-terremoto-amico.html.

Sono le 3.32 del mattino, vengo svegliata nel sonno da un boato e successivamente sento tremare il mio letto e l'armadio. E' il terremoto. Riesco a rannicchiarmi sotto il ponte dell'armadio. Non riesco a frenare un grido. Sembra non finire mai. Intanto sento altre grida: vengono dalle scale del palazzo. Appena finita la scossa mio fratello ansioso mi dice: "Andiamo, andiamo!". Mi accerto che mia madre stia bene. Riesco a vestirmi. Mia madre é nel panico. Grida: "E' finita!" Non riesce a muoversi dal letto. La incito a vestirsi, perchè dobbiamo uscire. Mi rendo conto che in casa é caduto tutto: libri, profumi, bottiglie, bicchieri, piatti.

A fatica riusciamo a passare il corridoio, arriviamo alla porta. Prendo una bottiglia di acqua, penso che possa servire. Siamo gli ultimi ad abbandonare lo stabile. La gente é in strada: guarda i palazzi e piange. Prendo la macchina. Tremo tutta. Vedo che mia madre ha salvato il nostro cane. Sale in auto e ci spostiamo alla ricerca di un posto sicuro. Ci fermiamo in una piazzetta. E' piena di persone. Sentiamo ancora muovere sotto di noi la terra. Ci sembra un'impressione.

Ma poi anche gli altri hanno la stessa sensazione. Ancore scosse. Mio fratello chiama la sua fidanzata Maria. Ma i telefoni non hanno rete. Provo io perchè il mio cellulare funziona. Il telefono squilla a vuoto. Iniziamo a preoccuparci. Ancora scosse. Iniziamo ad avere freddo. Mi faccio coraggio e torno verso casa per prendere delle coperte. Arrivo sotto l'androne. È buio. La corrente é andata via. Ma riesco a vedere che ci sono delle crepe all'ingresso, le mattonelle sono sollevate, le scale sono lesionate, le pareti hanno grandi crepe. Mi sembra che la nostra abitazione non sia in buone condizioni. Procedo fino porta, la lascio aperta e cerco le coperte.

Per la paura non so quali prendere. Poi le sfilo dai letti. Pesano. Boato, arriva un'altra scossa. Il telefono di casa squilla. Rispondo e dico: "Devo scappare". Sono circa le 4.30. Vado via velocemente. Spero che arrivino presto le prime luci dell'alba, per capire. Un mio amico che abita nel quartiere Torrione, vicino al centro, mi aggiorna di ciò che vede. È crollata la torre, detta anche torraccio, del 1500, rimasta illesa nei precedenti terremoti del 1703 di L'Aquila e del 1915 di Avezzano. Intanto accendo la radio. Si parla di una forte scossa, magnitudo 5.8. Cerco gli inquilini del mio palazzo. Alcuni hanno dormito in macchina perchè a mezzanotte c'é stata una scossa forte. Io e la mia famiglia non l'abbiamo sentita, avevamo avvertito quella delle 23 e avevamo pensato che fosse una delle tante.

La settimana precedente, il lunedì alle 15.30 c'era stato i boato e poi la scossa più forte, fino a quel momento, in tre mesi: magnitudo 4. Quando tornai la sera a casa trovai delle cose per terra. Ma non ho mai pensato che prima o poi sarebbe arrivata una scossa talmente forte da far crollare tutto.
Tornando al lunedì del 7 aprile, mio fratello decide di andare sotto casa della fidanzata perchè continuava a non rispondere, nessuno della famiglia rispondeva nè a casa, nè sui cellulari. Dopo un po' ritorna e mi dice che il ponte che, collega la zona Porta Rivera e Roio dove c'é l'università di Ingegneria, é crollato. Anche la porta ed il muro di cinta hanno delle lesioni. La sua fidanzata abita lì. Mi dice che l'ha trovata. La sua abitazione é crollata, solo il tetto é rimasto intatto poichè ristrutturato da poco. Maria é stata estratta dalle macerie dal fratello. Aveva addosso le pareti della sua camera. Era piena di lividi, graffi sul viso e calcinacci sulla testa, ma fortunatamente lei e la sua famiglia sono vivi. La mia mente inizia a metabolizzare che é più grave di quanto si potesse pensare.

Io abito vicino l'ospedale, dalle 6.00 in poi ho sentito le prime sirene. Forse ci saranno dei feriti. Il primo sms sul mio telefonino alle 7.15 é di un testimone del mio libro di Napoli: "Cara Sami, mi sembra che tu abiti nella zona del terremoto, fammi uno squillo così capisco che stai bene." Ecco le prime lacrime. Ormai sono le 11 del mattino continuano le telefonate di amici e parenti per accertarsi dell'integrità della mia famiglia. Anch'io chiamo degli amici: stanno bene, senza casa, hanno paura. Tutti abbiamo paura perchè la terra continua a tremare. I trenta palazzi del mio quartiere sono tutti nelle stesse condizioni: i primi piani e i garage lesionati, sventrati. Qualcuno é stato in centro. Ha delle foto. La prefettura é crollata.

Tutte le strade sono piene di muri sgretolati. Qualcuno é morto. La situazione a 4 chilometri da me era davvero grave. Sono morti dei bambini ricoverati all'ospedale. Anche le radio parlano di morti. Di ora in ora il numero sale. Intanto il mio amico mi tiene aggiornato sui danni in città. A via Roma é crollato un palazzo, degli studenti sono morti. In Via XX settembre la casa dello studente crollata, anche lì si pensa che ci siano morti. Altre abitazioni completamente a terra come implose. Ancora scosse. Subito sirene.

In casa non si può rientrare. Tutti si allontanano dalle abitazioni. Anche l'ospedale é stato evacuato perchè molti reparti hanno avuto gravi lesioni. Alle 14 un'infermiera mia amica mi dice che ha visto una montagna di morti. Faccio un giro in macchina. Non riesco a credere, quella che vedo non può essere la mia città. Luoghi che conoscevo completamente devastati. Ormai é lunedì sera. Il posto più sicuro é ancora la macchina. La seconda notte insonne in automobile. Ancora scosse, molto forti ancora sirene. Piango e riempio di baci mia madre che dorme. Penso che del nostro palazzo sia rimasto ben poco. La mattina andiamo a controllare. Si discute su cosa fare. Sono le 19.40. il nostro garage e la cantina sono sventrati. Decidiamo di salvare ciò che riusciamo a trovare sotto le macerie. Ma in quel momento ancora un'altra scossa forte. Bianchi come lenzuoli abbandoniamo la casa e ci rifuggiamo in macchina. Mia madre é terrorizzata.

Terza notte in auto. È mercoledì. Sono arrivati i volontari, la protezione civile, i vigili del fuoco. Nascono gli accampamenti. In realtà quello di piazza d'armi già dal giorno prima era in funzione. Ma era pieno. Sta nascendo un campo vicino casa. Preferiamo andare lì, proprio perchè possiamo controllare l'abitazione. Ci danno una tenda, la condividiamo con la famiglia che abitava di fronte. Siamo in otto. Finalmente un letto e delle coperte. Una volta a letto mi sembra impossibile che sto assumendo una posizione orizzontale, sento tremare ancora le gambe. Non riesco ancora a credere che sia successo a noi. La notte alle 3.00, vengo svegliata da una forte scossa, mi sembrava simile a quella di domenica, infatti magnitudo 5.6. La notte é lunga, fa freddo. Solo le coperte per scaldare e ancora oggi, dopo una settimana dal terremoto, in tenda non ci sono stufe e luce.

Ma ormai con la mente più lucida é possibile fare delle riflessioni. Erano tre mesi che convivevamo con uno sciame sismico, un terremoto amico che ci stava avvisando. Nessuno ha detto di preoccuparsi. Nessuno ha fatto dei sopralluoghi per verificare l'esistenza di edifici più pericolosi degli altri. Nessuno si é preoccupato di allestire dei presidi per fronteggiare la prima emergenza, individuare già dove poter ricoverare le persone in casso di necessità. Non era una cosa impossibile: abbiamo tre caserme, quella della finanza molto grande dunque spazio e risorse non mancavano. Invece quella sera eravamo tutti impreparati, nonostante abitassimo in una città a elevato rischio sismico. Eppure la storia avrebbe potuto insegnare. Nel terremoto del 1703, dove L'Aquila fu rasa al suolo, ci furono scosse che durarono per due/tre mesi, poi il 2 febbraio quella più forte che fece quasi tre mila vittime. Dunque é mancata una prevenzione da parte delle autorità preposte e ovviamente qualcuno ha speculato sulla costruzione degli edifici che sicuramente non erano costruiti in base alle norme antisismiche. Sono caduti edifici vecchi e nuovi. Qualcuno dovrà assumersi delle responsabilità. A Modena dal 1975 si é a conoscenza che il massimo della magnitudo potrebbe essere 6, dunque si costruiscono abitazioni che possono sopportare una scossa di tale intensità. Ora a L'Aquila, la popolazione piange: 294 morti, la propria abitazione, i propri ricordi, il lavoro, sull'incertezza del proprio futuro e tutti siamo unanimi nel pensare che potevamo salvare qualche vita.


http://fornerislab.unipv.it/aitep/ è il sito della Associazione Italiana Tecnici della Prevenzione, nr. provider 9078 - Versione 6.0 con supporto PHP/MySQL, creata da Federico Forneris per AITeP.it - L'ultimo aggiornamento di questa pagina è di 04-11-2018 - Per una visione ottimale di questo sito web, si consiglia l'utilizzo del Browser Mozilla Firefox, con una risoluzione minima di 1024x768 pixels.


  The Apache Software Foundation   PHP Powered   This website uses MySQL Database   Recommended browser: Mozilla Firefox3   AITeP News RSS Feed   [Valid RSS]   Tutti i contenuti di questo sito web sono pubblicati sotto una Licenza Creative Commons   Questo sito usa un foglio di stile CSS valido secondo lo standard 2.1


Cookie Info »